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MARADONA

#GK10

Diego Armando Maradona La storia della maglia ufficiale della SSCN Società Sportiva Calcio Napoli la Maradona Game realizzata

MARADONA GAME STORY

L’IMPRONTA DEL D10S C’è qualcosa di straordinario nel modo in cui Napoli ama i suoi eroi: non come semplici campioni, ma come presenze capaci di trasformare il tempo, lo spazio e il cuore della città. E tra tutti i miti che hanno camminato per le sue strade, uno spicca come una costellazione luminosa: Diego Armando Maradona. Non solo calciatore, non solo leggenda, ma anima viva di un popolo intero. L’Impronta di D10S non è una biografia di Maradona, né un catalogo d’arte contemporanea. È un racconto che attraversa le vite, le strade e i sogni di Napoli attraverso un gesto creativo unico: l’Impronta di Diego, realizzata da Giuseppe Klain. Un segno che è insieme pittura, architettura, rito urbano e memoria collettiva, capace di trasformare il dolore in speranza e la nostalgia in energia condivisa. Questa storia racconta la genesi di quell’opera, nata da un atto creativo collettivo, e il suo viaggio incredibile: dal cuore dello studio di Chiaia alle piazze, dai murales dei Quartieri Spagnoli alle maglie della SSC Napoli, fino allo stadio che oggi porta il nome di Maradona. Ogni capitolo svela un frammento di vita, un gesto di devozione, un momento in cui l’arte supera la sua funzione estetica e diventa linguaggio universale. Leggere queste pagine significa entrare in un mondo dove pittura, musica, architettura e mito si fondono. Significa comprendere come un segno possa trasformarsi in simbolo collettivo, e come una città intera possa ritrovare se stessa attraverso la memoria di un uomo. Ma soprattutto, significa percepire che l’arte, quando nasce dal cuore di chi la vive, ha il potere di fare più che raccontare: ha il potere di cambiare il destino. Aprendo questo libro, il lettore non troverà solo un’opera, ma un’esperienza. Un viaggio attraverso il mito, il lutto, la rinascita e la gloria. Una storia che insegna che, a volte, un quadro può camminare tra la gente, diventare fede, memoria e, infine, immortalità.   Introduzione Quando l’Arte Supera il Quadro C’è una linea sottile che separa l’uomo dal mito, e una città dal suo destino. A Napoli, quella linea si chiama Maradona. E in quella linea, un giorno, un artista ha tracciato un segno: un’impronta. Questa non è una biografia del più grande calciatore di tutti i tempi. Non è nemmeno un saggio d’arte contemporanea. È un racconto, e come ogni racconto napoletano, nasce da una mescolanza di fede e materia, di spirito e colore. È la storia di un quadro, ma anche di un popolo che, attraverso quel quadro, ha trovato un modo nuovo di parlare con il proprio Dio laico. Un’opera nata viva Quando nel 2019 Giuseppe Klain, artista partenopeo, decide di dipingere Maradona, non pensa a un ritratto. Pensa a un atto di energia. Napoli sta ospitando le riprese della serie internazionale Maradona: Sueño Bendito, e l’artista sente che qualcosa nell’aria cambia. Il mito sta tornando a casa, non più come uomo, ma come storia da raccontare. Nel suo studio, a Chiaia, tra pennelli, luci e vibrazioni musicali, prende forma un’idea: creare un’opera che non rappresenti Diego, ma la sua impronta nel mondo. Un segno astratto, il volto stilizzato fuso con un’impronta digitale, simbolo di identità, presenza, destino. Quell’opera nasce mentre Maradona è ancora vivo, eppure sembra già portare in sé una premonizione. Perché a volte l’arte, senza saperlo, scrive prima della vita. Il linguaggio dell’energia Giuseppe Klain è un artista multidimensionale. Non dipinge per imitare, ma per catturare. La sua mano cerca la vibrazione che resta dopo il gesto, l’emozione che continua anche quando la figura scompare. Da architetto dell’arte, pensa lo spazio come struttura dell’anima; da artista, lo riempie di significati. E Napoli, con la sua contraddizione eterna — sacra e profana, povera e regale — è il suo laboratorio perfetto. Maradona, per Klain, non è solo un calciatore: è la forma visibile del riscatto, il simbolo di una città che ha imparato a vincere contro tutto e tutti. Così nasce il concetto dell’Impronta di Diego: la traccia di felicità e amore lasciata da un uomo che, toccando il pallone, aveva toccato anche il cielo. Dalla profezia al rito Nel novembre 2020, quando il mondo piange la morte del Pibe de Oro, quell’opera diventa, quasi per miracolo, il simbolo universale del lutto. Un quadro nato in vita del campione si ritrova davanti al suo stadio nel giorno dell’addio. Le immagini rimbalzano su Reuters, Getty Images, CNN, BBC. In primo piano l’Impronta di Diego, sullo sfondo lo Stadio San Paolo. È l’icona definitiva: il dolore ha un volto, la fede ha un segno. Da quel momento l’Impronta non è più solo arte. È un linguaggio collettivo, una bandiera spirituale, un ponte tra l’uomo e la leggenda. Arte, popolo, destino In tre anni, quell’opera attraverserà ogni dimensione possibile: •sarà esposta nei Quartieri Spagnoli come cuore pulsante della fede popolare; •verrà adottata dalla SSC Napoli come grafica ufficiale della “Maradona Game Shirt”; •diventerà parte integrante del Restyling dello Stadio Diego Armando Maradona, nella celebre Sala delle Meraviglie; •accompagnerà, silenziosa ma onnipresente, il Terzo Scudetto del 2023, chiudendo un ciclo di lutto e redenzione. E infine, resterà come segno eterno, una firma invisibile che continua a unire arte, fede e popolo.  CAPITOLO I LA GENESI PROFETICA “Sueño Bendito” e l’Atto Creativo Collettivo (2019) Napoli, 2019. L’aria ha un’energia elettrica, quasi inspiegabile. La città vive una nuova primavera cinematografica: sono iniziate le riprese di “Maradona: Sueño Bendito”, la grande produzione internazionale firmata Amazon Prime, che racconterà la vita del più grande calciatore di tutti i tempi. Per quarant’anni Napoli ha custodito il ricordo di Diego come una reliquia viva, ma ora, per la prima volta, il mito torna fisicamente tra le sue strade, non come uomo, ma come rappresentazione, reincarnazione, racconto. Gli attori argentini arrivano a Chiaia, al lungomare, allo stadio, alle piazze dove tutto era iniziato. Tra di loro c’è Peter Lanzani, Nazareno Casero giovane e intenso, chiamato a interpretare Maradona nella stagione del trionfo. Con lui Leo Sbaraglia, Monica Ayos, Diego Olivera, Nati Dal Molin interprete della sorella di Diego, Maria: un cast che porta nel corpo e nella voce l’eco di Buenos Aires, ma che a Napoli trova un’accoglienza da figli. Lo studio come santuario In quei giorni di febbre creativa, un invito particolare circola tra la troupe: una sera, tutti sono attesi nello Studio Klain, l’atelier di Giuseppe Klain, artista napoletano noto per la sua arte multidimensionale, capace di fondere design, architettura, pittura, fotografia e musica. Non è una semplice visita di cortesia: è l’inizio di qualcosa di irripetibile. Lo studio, sospeso tra ordine e caos creativo, sembra un tempio. Tele di grandi dimensioni poggiano contro le pareti, pennelli immersi nel colore, luci calde e strumenti musicali sparsi ovunque. La batterista Laura Klain, figlia dell’artista, sistema la batteria jazz al centro della stanza. Quando gli attori arrivano, la scena è pronta: Klain li accoglie con un sorriso e poche parole, «Stanotte non dipingerò io. Dipingeremo tutti.» Il rito collettivo Non è una lezione né un evento programmato. È un atto spontaneo. Klain spiega che il vero artista non ritrae: cattura energia. E chi meglio di loro, che stanno interpretando Diego in carne e ossa, può trasmetterne la forza vitale? Laura comincia a suonare, il ritmo è ipnotico, sincopato. Il suono dei piatti si mescola al profumo di vernice fresca. Gli attori si avvicinano alla tela, esitano un attimo, poi lasciano che la musica guidi il gesto. Ogni pennellata è un respiro, una preghiera, una scarica. Non stanno solo dipingendo: stanno canalizzando un’energia collettiva. In pochi giorni nascono tre tele monumentali, che Klain battezzerà come la “triplete sacra”: •Maradona el pibe de oro, luminoso e selvaggio, •Maradona #10, potente e astratto, •Maradona la mano de D10S, lirico e visionario. Gli attori, abituati a incarnare il mito davanti alla macchina da presa, lo riscoprono ora nel gesto fisico, pittorico. Quando Peter Lanzani inizia a dipingere, sembra ancora immerso nel ruolo: “Dipingo come se stessi toccando il pallone”. Klain osserva in silenzio. Sa che sta accadendo qualcosa che va oltre la pittura. Il concetto dell’Impronta A fine serata, lo studio è un caleidoscopio di colori e silenzio. Le tre opere sono lì, vive, pulsanti. Gli attori si abbracciano. C’è chi balla con la musica di Diego. Klain prende appunti, scatta fotografie, ma nella mente sta già nascendo un pensiero nuovo: “l’impronta”. L’artista riflette sul significato di ciò che ha appena vissuto: un gruppo di persone, unite da una passione comune, ha generato energia pura, senza premeditazione, solo attraverso la fede nel mito di Diego. Quell’energia, pensa Klain, è ciò che resta dopo il gesto, dopo la vita stessa. Un segno che non si cancella, come un’impronta digitale, unica e irripetibile. Da quella intuizione, Klain inizia a schizzare forme sul taccuino: un volto stilizzato, fuso con linee che si allungano come nervi, come vene. Un volto che non è volto, ma traccia. Non il corpo di Diego, ma la sua presenza spirituale. “L’Impronta di Diego” nasce così, non da una fotografia, ma da un’esperienza collettiva. È la rappresentazione di ciò che resta: la felicità e l’amore lasciati dietro di sé. La profezia inconscia Maradona, in quel momento, è vivo. Sta vivendo i suoi ultimi mesi in Argentina. Eppure l’opera, come se conoscesse il futuro, porta in sé un presagio: un dolore ancora non accaduto, un addio che deve ancora scriversi. Per questo Klain la definisce “un contenitore di energia”. Non un quadro commemorativo, ma un rito in attesa del suo compimento. Quando l’ultimo attore lascia lo studio e le luci si spengono, Klain resta solo davanti alla tela. Sul fondo, l’impronta prende forma definitiva. Non ha ancora nome, ma ha già un destino. Napoli come catalizzatore Fuori, la città respira la sua solita confusione di sacro e profano. Tra i vicoli si vendono santini, amuleti, corni rossi e magliette con il volto di Diego. Maradona è già un santo laico, e Napoli è il suo santuario. Klain lo sa: il suo lavoro non è quello di un semplice artista, ma di un interprete del mito, di un architetto della memoria collettiva. Da quel giorno, “L’Impronta di Diego” diventa per lui un progetto totale: pittura, architettura, video, design. Un’opera che dovrà unire tutti i linguaggi per raccontare non un uomo, ma una traccia di felicità universale. Il ciclo è appena iniziato. E il destino, invisibile ma presente, è già in moto.   CAPITOLO II L’ADDIO E IL LUTTO GLOBALE L’Impronta come Simbolo Universale del Dolore (25 novembre 2020) 25 novembre 2020. Una data che Napoli non dimenticherà mai. Il sole è basso, il cielo sospeso tra grigio e oro, e una notizia attraversa il mondo come un colpo di vento gelido: Diego Armando Maradona è morto. All’inizio nessuno ci crede davvero. Le televisioni argentine parlano di arresto cardiaco, i canali italiani interrompono la programmazione. I social si riempiono di incredulità, poi di lacrime. A Buenos Aires, le prime immagini mostrano una folla immensa che si raduna davanti alla Casa Rosada. A Napoli, il dolore è immediato, viscerale, istintivo, come una ferita antica che si riapre. Il silenzio di una città Nel quartiere di Fuorigrotta, lo stadio San Paolo, ancora non intitolato a lui, diventa in poche ore un altare collettivo. La gente arriva da ogni parte della città, a piedi, in motorino, con le sciarpe azzurre e le candele in mano. Si accendono i primi lumini, si stendono bandiere e fotografie. Un coro si leva spontaneo, rotto dal pianto: “Diego, Diego, Diego…”. C’è chi prega, chi urla, chi abbraccia sconosciuti. Napoli non ha perso solo un calciatore. Ha perso una parte di sé. Le telecamere delle tv di tutto il mondo arrivano a documentare quel dolore che non ha bisogno di traduzioni. Reuters, BBC, CNN, Al Jazeera, Rai: tutti convergono lì, nello stesso punto. Napoli è diventata improvvisamente il centro emozionale del pianeta. Il gesto istintivo Nel suo studio di Chiaia, Giuseppe Klain osserva le immagini in silenzio. Sente che qualcosa deve accadere. L’“Impronta di Diego”, quella tela nata in vita del campione, lo guarda da un angolo della stanza. Non è più un quadro. È un magnete, un richiamo. Senza pensarci troppo, Klain prende la tela. La carica sull’auto, la copre con un telo per proteggerla, e si dirige verso Fuorigrotta. Il traffico è paralizzato, le strade colme di persone in lacrime. Arriva fino a Piazzale Tecchio, davanti ai cancelli dello stadio, e lì, tra la folla, apre il telo e espone l’Impronta. Nessuno gli chiede chi sia. Nessuno gli chiede il perché. Il quadro trova immediatamente il suo posto naturale: davanti allo stadio, tra i fiori e le sciarpe, come se fosse sempre stato destinato a essere lì. Un ragazzo grida: «Guardate, è lui!». Un anziano si segna con la mano tremante. Una donna accende una candela e la posa ai piedi del quadro. L’arte è diventata rito. L’immagine che fa il giro del mondo Nel caos di microfoni e telecamere, un fotografo di Reuters alza la macchina e scatta. È un’inquadratura perfetta: il quadro in primo piano, lo stadio sullo sfondo, klain al suo lato, le candele e il fumo dei petardi nell’aria. Un secondo dopo, la foto viene inviata alle redazioni internazionali. Nel giro di un’ora, è ovunque: sul New York Times, su El País, su La Nación, su Corriere della Sera, su BBC News, in pratica fa il giro del mondo. Il titolo è semplice, quasi istintivo: “AD10S DIEGO”. L’Impronta di Klain è diventata la sintesi visiva universale del lutto. Un volto che non è volto, un simbolo che supera le lingue, le bandiere e i confini. Il mondo non piange più solo un calciatore, ma un’entità spirituale. E quel segno, quell’impronta digitale intrecciata al profilo del campione, diventa la forma concreta dell’eternità.   La forza dell’astrazione Il successo dell’immagine non è casuale. Non è la foto di una partita, né un ritratto realistico. È un simbolo puro, un codice universale. Nella sua essenzialità astratta, l’Impronta permette a chiunque di riconoscersi: l’argentino e il napoletano, il tifoso e l’artista, il credente e l’agnostico. Ognuno vi proietta dentro il proprio Maradona. Klain, intervistato pochi giorni dopo, spiega: “Non era un omaggio postumo. Era un segno già pronto. L’ho portato lì perché sentivo che apparteneva alla gente. L’Impronta è l’ombra luminosa di Diego: non la sua immagine, ma la sua presenza.” Quelle parole riecheggiano ovunque. Per la prima volta, un’opera d’arte nata fuori dal sistema dell’arte entra nella cronaca globale come manifesto popolare del dolore e della fede. Il lutto come profezia compiuta Col passare dei giorni, lo stadio diventa un santuario. Le persone continuano a portare doni: bandiere, rosari, scarpe da calcio, bottiglie di vino, fotografie, biglietti scritti a mano. L’Impronta di Diego resta lì, giorno e notte, circondata da centinaia di candele. La tela, impregnata di fumo e lacrime, sembra respirare. I fotografi la immortalano da ogni angolazione; i bambini la toccano come fosse una reliquia. In Argentina, le televisioni riprendono la scena. Un giornalista di TyC Sports commenta: “A Napoli, Maradona non è morto. È diventato un simbolo vivente.” E in effetti è così. Il ciclo iniziato un anno prima, con la performance artistica collettiva durante le riprese di Sueño Bendito, trova ora il suo compimento. Il quadro che era nato in un set cinematografico si è trasformato nell’icona del lutto mondiale. L’arte ha anticipato la vita, e la profezia si è avverata. La nascita di un mito moderno Quell’immagine entra nella memoria collettiva con la stessa forza delle foto di Che Guevara o della Marilyn di Andy Warhol. Non rappresenta un corpo, ma un sentimento. È l’arte che si fa teologia popolare. Per Napoli, l’Impronta di Diego diventa una nuova bandiera spirituale, qualcosa da venerare ma anche da proteggere. Per il mondo, è la prova che un mito non muore: cambia forma, come la fiamma che continua a bruciare anche quando il legno è cenere. Da quel giorno, nulla sarà più come prima. E per Giuseppe Klain, il viaggio dell’Impronta non è finito. È appena iniziato.   CAPITOLO III LA RINASCITA URBANA E LA FEDE POPOLARE Largo Maradona: quando il dolore si trasforma in speranza (2021) L’inverno del 2020 a Napoli è lungo, silenzioso. Le strade ancora portano il segno del lutto: bandiere azzurre ai balconi, striscioni con scritto “D10S per sempre”, ceri votivi che continuano a bruciare ai piedi dello stadio. La pandemia aggiunge solitudine, ma qualcosa comincia a cambiare. Il dolore si compatta, come lava che si raffredda e diventa pietra. Nel cuore della città, nei Quartieri Spagnoli, migliaia di persone iniziano a salire ogni giorno verso il murales di Maradona in via Emanuele de Deo, dipinto nel 1990 da Mario Filardi. Quel volto, già simbolo della città, ora è un altare. Fiori, sciarpe, biglietti. Ogni giorno, pellegrini da ogni parte del mondo si fermano lì per dire grazie a Diego. È il punto d’incontro tra fede e quotidianità: una piccola Lourdes partenopea. E tra quella folla, una mattina, Giuseppe Klain torna a guardare. Ha l’Impronta con sé, quella stessa tela che aveva portato allo stadio il giorno del lutto. La posa davanti al murales, per un momento solo, e la osserva in silenzio. Qualcosa vibra. Sente che quello è il luogo giusto. Non solo per ricordare, ma per rinascere. L’idea di Largo Maradona Pochi giorni dopo, Klain torna con un progetto preciso. Disegna schizzi, mappe, prospetti. Immagina uno spazio urbano che sia insieme museo, santuario e piazza: un luogo che accolga il flusso dei devoti e lo trasformi in esperienza estetica. Non vuole costruire un monumento. Vuole ridare forma alla devozione, proteggerla, ordinarla, sublimarla. E così nasce l’idea di Largo Maradona. L’area intorno al murales è caotica, piena di oggetti accumulati spontaneamente nel tempo: bandiere sbiadite, maglie, fotografie, sciarpe, ceri, bottiglie. È un caos meraviglioso, ma senza respiro. Klain decide di restituirgli dignità. Insieme a un gruppo di artigiani e volontari, comincia a ripulire, restaurare, organizzare. Vengono ridipinte le pareti, installati nuovi punti luce. Tutti lavorano gratuitamente. Le famiglie dei vicoli portano caffè e biscotti. C’è chi prega, chi canta, chi lavora. È Napoli nella sua forma più pura: arte e fede fuse nella stessa azione. L’inaugurazione del 14 febbraio 2021 Il giorno scelto per l’apertura non è casuale: 14 febbraio 2021, San Valentino, la festa dell’amore. Un amore laico, popolare, ma profondo: quello per Diego. Quando Klain scopre il nuovo spazio, la folla esplode in applausi. Le bandiere si alzano, le campane della vicina chiesa suonano. La nuova targa “Largo Diego Armando Maradona” luccica al sole, incastonata tra i muri colorati dei Quartieri Spagnoli. L’Impronta, riprodotta su sei quadri differenti domina la scena come un sigillo spirituale. Lì, nel punto in cui sacro e profano si confondono, Klain ha creato un museo a cielo aperto. Un luogo dove la devozione spontanea diventa patrimonio artistico. “Largo Maradona è il cuore pulsante del popolo. Un altare urbano che trasforma la memoria in bellezza. Qui l’arte non è più da guardare, ma da vivere.” Il simbolo che unisce Dopo l’inaugurazione, accade qualcosa di sorprendente. Nel giro di poche settimane, Largo Maradona diventa meta di pellegrinaggio mondiale. Turisti argentini, tifosi inglesi, artisti, giornalisti. Ogni giorno arrivano centinaia di persone. Secondo le stime pubblicate sui media locali, il murales e la nuova piazza diventano il secondo luogo più visitato d’Italia dopo il Colosseo. Ma Klain non si ferma all’estetica. Vuole che l’Impronta continui a generare vita reale. Così, durante la Pasqua del 2021, lancia un’iniziativa di solidarietà: distribuisce mille pacchi alimentari ai residenti dei Quartieri Spagnoli, compreso una maglia nera con l’Impronta di Diego stampata sul petto. “Se l’arte non nutre, non serve”, dice Klain. “Diego ha dato tutto a Napoli, ora tocca a noi restituire qualcosa.” La notizia fa il giro dei media nazionali. Le immagini mostrano bambini con la maglia nera, famiglie con i pacchi in mano, e sullo sfondo l’Impronta che veglia su tutti. È un momento di riscatto collettivo. L’arte è diventata pane e luce. La sacralità dell’Impronta Nel frattempo, l’Impronta di Diego viene reinterpretata in mille forme: graffiti, sculture, gadget, perfino tatuaggi. Ma ciò che la distingue da qualsiasi altra immagine di Maradona è la sua ambiguità sacra. Non ritrae, non descrive: evoca. È come un’icona bizantina moderna, una impronta di luce dentro cui il volto di Diego non guarda lo spettatore, ma lo contiene. Nei Quartieri Spagnoli, la gente comincia a toccare la Cappella di Diego come si tocca una reliquia. C’è chi la bacia, chi le parla, chi chiede una grazia. Per molti, l’Impronta diventa una forma di preghiera visiva. Klain osserva tutto con discrezione. Sa che il suo ruolo non è comandare, ma custodire. E capisce che il destino dell’opera non è più nelle sue mani. Appartiene ormai al popolo. Il ritorno della speranza Con la primavera, Napoli rinasce. I turisti tornano, le strade si riempiono, i bambini giocano sotto il murales. L’Impronta, che aveva accompagnato il lutto, ora accompagna la rinascita. È come se la città, attraverso quella forma astratta, avesse trovato un modo per trasformare la morte in energia. A Largo Maradona, i napoletani cominciano a organizzare feste, concerti, feste, piccoli eventi di beneficenza. Ogni gesto ha un solo denominatore comune: Diego. L’Impronta è il catalizzatore invisibile che tiene tutto insieme. Napoli, che aveva pianto, ora sorride di nuovo. E nel sorriso di quei bambini che corrono tra i vicoli, Klain vede la prova che l’arte, quando nasce dal popolo, può davvero cambiare il mondo. L’impatto di Largo Maradona è straordinario creando una rigenerazione urbana che investe tutti i Quartieri Spagnoli Verso un nuovo destino Il progetto “Largo Maradona” consacra definitivamente Klain come interprete ufficiale del mito. In molti cominciano a notarlo, i giornali gli dedicano servizi, le tv lo intervistano. Ma lui resta fedele al suo intento iniziale: far parlare l’opera, non se stesso. Non sa ancora che quel simbolo, nato tra i vicoli e la devozione popolare, sta per compiere un nuovo salto: dalle strade alla maglia, dall’altare allo stadio, dal popolo alla squadra. È il momento in cui L’Impronta scende in campo. E il suo destino si intreccia con quello della SSC Napoli.   CAPITOLO IV L’ALLEANZA ISTITUZIONALE E IL TRIONFO Quando l’Impronta scende in campo (2021–2023) Primavera 2021. A Napoli c’è una brezza nuova. La città ha ritrovato il suo battito. Dopo mesi di dolore, di silenzio, di strade vuote e lacrime ai balconi, le voci tornano a riempire i vicoli. E in quella voce collettiva, un nome risuona come una preghiera laica: Diego. Per Giuseppe Klain, l’Impronta è ormai ovunque. Stampata su bandiere; condivisa sui social da tifosi e artisti; riprodotta in ceramiche e poster. Ma un giorno, in modo inaspettato, il destino bussa ancora alla sua porta, e lo fa con un biglietto azzurro. Un dono per il Presidente Era aprile 2021. Una conoscente comune gli propone di portare un’opera in dono al presidente della SSC Napoli, Aurelio De Laurentiis. Klain accetta. Non per opportunismo, ma perché sente che quel quadro deve tornare dove tutto era cominciato: dentro lo stadio. Prepara una nuova versione dell’Impronta: grande, profonda, materica. Il volto di Diego emerge come scolpito nella luce, la texture vibra come una reliquia. Sullo sfondo, tonalità di azzurro e nero si fondono come cielo e mare. Quando De Laurentiis la vede, resta in silenzio per qualche istante. Non c’è bisogno di spiegazioni. Quel segno, che ha già fatto il giro del mondo, racchiude il legame profondo tra il club, la città e il suo santo laico. Il presidente si volta verso Klain e dice: “Diego deve tornare a casa. Questa impronta non deve restare ferma. Deve vivere con la squadra.” Quella frase segna l’inizio di una collaborazione storica. Nasce la “Maradona Game” Nell’autunno del 2021, la SSC Napoli e EA7 Emporio Armani realizzano una maglia commemorativa per il primo anniversario della morte di Diego. Quando arriva il momento di scegliere il simbolo grafico, la scelta è naturale: l’Impronta di Klain. Nasce così la Maradona Game, presentata il 7 novembre 2021. Quattro versioni: bianca, azzurra, blu e rossa. Sul petto, in trasparenza, campeggia il volto stilizzato di Maradona, ricavato direttamente dal quadro originale di Klain. Ogni linea è un segno d’amore, ogni curva una traccia di eternità. I calciatori del Napoli entrano in campo con quella maglia e lo stadio esplode in un boato che sembra provenire da un altro tempo. L’Impronta è tornata dove tutto era nato: sul campo, tra i piedi e il sudore, tra la folla e la fede. I giornali di tutto il mondo ne parlano. Le foto della maglia fanno il giro del web. Il Guardian la definisce “una delle divise più emozionanti della storia del calcio”. Il Corriere dello Sport titola: “Maradona rivive nel segno di Klain”. E quando Lorenzo Insigne, capitano del Napoli, segna un gol e indica il volto sulla maglia, il gesto diventa iconico. Il popolo capisce che non è una semplice partita: è una liturgia laica, e quella divisa è la sua nuova veste sacra. Dal quadro all’architettura Ma il percorso non finisce sul campo. Pochi mesi dopo, De Laurentiis chiama di nuovo Klain: vuole che la sua arte entri stabilmente nello Stadio Maradona. Non come decorazione, ma come architettura emotiva. L’artista accetta. Progetta un intervento integrale per la Sala Autorità dello stadio, l’ambiente destinato ad accogliere personalità, dirigenti e ospiti internazionali. Nasce così la celebre “Sala delle Meraviglie”, un capolavoro di design e spiritualità contemporanea. Come raccontano Il Mattino, il Roma, il Corriere del Mezzogiorno, Klain trasforma la sala in uno spazio immersivo dove arte, luce e memoria convivono. Sulle pareti, pannelli con l’Impronta di Diego; sul soffitto, riflessi azzurri che evocano il mare e il cielo di Napoli; ai lati, fotografie iconiche. “Non volevo creare una sala elegante, ma un luogo vivo. Chi entra deve sentire la presenza di Diego, come se fosse ancora tra noi”, Giuseppe Klain Quando la sala viene inaugurata, la squadra intera è presente. De Laurentiis, i giocatori, i giornalisti: tutti restano in silenzio per qualche istante, osservando quel volto sospeso tra luce e ombra. L’Impronta non è più solo un quadro. È diventata architettura dello spirito. L’Impronta sulle maglie, sui muri, nei cuori Da quel momento, il segno di Klain diventa parte del DNA visivo del club. Compare sul pullman ufficiale della SSCN, nei pannelli dello stadio, nei gagliardetti del campionato di serie A e delle coppe europee. È un marchio, ma anche una benedizione. Ogni volta che i giocatori entrano in campo, la sua energia è con loro. Nel 2022, l’Impronta accompagna la squadra durante la stagione di transizione: nuovi giocatori, nuova guida tecnica, nuove ambizioni. Osimhen, Kvaratskhelia, Kim: volti nuovi che portano dentro l’anima di un club rinato. Klain segue tutto in silenzio, da lontano. Non parla di superstizione, ma sa che l’arte può essere un talismano. L’Impronta, nata dal dolore, sta per chiudere il cerchio nel segno della vittoria. Il Terzo Scudetto: la profezia compiuta Primavera 2023. Napoli è di nuovo sull’orlo del sogno. Trentatré anni dopo l’ultimo trionfo, la squadra è a un passo dallo Scudetto. Le strade si riempiono di bandiere, i balconi esplodono di azzurro, e sui muri di tutta la città riappare lo stesso volto: l’Impronta di Diego. Quando il fischio finale arriva, la città esplode. È il Terzo Scudetto, il più atteso, il più sofferto, il più simbolico. Un boato attraversa il Vesuvio, il mare, i vicoli, le anime. Gente che piange, ride, canta, abbraccia sconosciuti. Per tre giorni e tre notti Napoli non dorme. Sui maxischermi e nelle dirette tv, tra cori e fuochi d’artificio, si intravede l’Impronta di Klain: proiettata sui muri, stampata sulle maglie celebrative, incisa nei cuori. Come se l’opera avesse accompagnato ogni passo, ogni gol, ogni respiro di quella cavalcata trionfale. I tifosi lo dicono chiaramente: “È stato Diego a portarci lo Scudetto. L’Impronta era il suo segno, la sua mano invisibile.” Dalla profezia alla redenzione Nel giro di quattro anni, un semplice gesto artistico si è trasformato in un mito urbano, riconosciuto a livello mondiale. L’Impronta di Diego ha unito cinema, dolore, architettura e vittoria. È passata dal set al lutto, dal lutto alla fede, dalla fede alla gloria. Klain, con discrezione, chiude il cerchio: “Non era un progetto di marketing. Era una missione. Volevo che Diego avesse un corpo nuovo, fatto di luce e memoria. Ora è parte della città, per sempre.” E così è stato. Nel 2023, mentre Napoli torna regina d’Italia, l’Impronta di Diego brilla sullo stadio che porta il suo nome, come una costellazione scolpita nel cemento. L’arte che diventa destino A guardarla oggi, quella storia sembra scritta da un’unica mano invisibile. Ogni tappa, la performance di Chiaia, il lutto del 2020, la rinascita dei Quartieri Spagnoli, la consacrazione con la SSC Napoli, appare come un disegno perfetto. Un ciclo di vita, morte e resurrezione, scandito dal linguaggio dell’arte. L’Impronta è la prova che l’arte non si limita a raccontare il mondo: lo trasforma. E che un quadro, quando nasce dal cuore di un popolo, può diventare strumento di destino collettivo.   CAPITOLO V L’EREDITÀ ETERNA E LA MISSIONE SPIRITUALE DELL’IMPRONTA Quando un segno diventa destino Le grandi storie non finiscono. Semplicemente si trasformano, cambiano corpo, continuano in un’altra forma. Così è accaduto a Diego Armando Maradona. E così è accaduto all’opera che lo rappresenta: l’Impronta di Diego, creata da Giuseppe Klain, oggi parte inseparabile della memoria collettiva di Napoli e del mondo. Quando l’arte riesce a superare la propria cornice, non appartiene più all’artista. Diventa bene comune, energia condivisa, mito vivente. È ciò che è successo all’Impronta: nata come pittura, diventata simbolo, poi rito, architettura, e infine fede. Un linguaggio universale Nel 2023, a pochi mesi dallo Scudetto, l’Impronta non è più solo un’opera visiva. È un codice riconosciuto in tutto il mondo: nei murales di Buenos Aires, nei tatuaggi dei tifosi, nei manifesti dei bar di Barcellona, nelle magliette dei ragazzi di Tokyo o Buenos Aires. Laddove appare, la gente non chiede spiegazioni: sa già. Quell’immagine di luce e ombra, quel profilo sospeso in un’impronta digitale, è diventato linguaggio emozionale globale. Una forma di appartenenza che unisce popoli diversi sotto un unico segno. Klain lo definisce “un’opera multidimensionale”: non un oggetto, ma un flusso, una frequenza, una vibrazione. E Napoli ne è il cuore pulsante. Largo Maradona come tempio laico Oggi, ogni giorno, centinaia di persone arrivano da ogni parte del mondo a Largo Maradona. Scattano foto, pregano, cantano, depositano fiori. Turisti, devoti, curiosi. L’energia è la stessa del 1990, quando Diego portava il pallone al piede e la città volava con lui. Sulle pareti del largo, l’Impronta brilla come una presenza costante. Non un idolo, ma un canale tra la terra e il cielo. I napoletani lo sanno: quella forma non è solo disegno, è una promessa. Che Diego, in qualche modo, non se n’è mai andato davvero. L’Impronta nello Stadio e nell’anima All’interno dello Stadio Diego Armando Maradona, la Sala delle Meraviglie continua a ricevere visitatori, delegazioni, artisti, tifosi illustri. Molti restano colpiti non dalla ricchezza del luogo, ma dalla sua atmosfera silenziosa. L’Impronta di Diego, ripetuta in controluce sulle pareti, illumina senza abbagliare. È come se lo stadio avesse acquisito un’anima nuova, un respiro spirituale che accompagna ogni partita. Quando il Napoli segna, e il boato della folla scuote il cemento, sembra quasi che quell’energia si riverberi nel segno stesso. Come se Diego rispondesse, da qualche parte. Klain, in un’intervista del 2023, ha detto: “L’Impronta non è un ricordo, ma una presenza. È il modo in cui Diego continua a camminare con noi.” E davvero, ogni volta che la squadra entra in campo e il pubblico intona “Ho visto Maradona”, il volto dell’Impronta sembra sorridere nella luce dei riflettori. L’opera che vive nella gente C’è una frase che circola nei vicoli: “A’ faccia è ‘e Diego, ma ‘a mano è ‘e Dio.” È la definizione più autentica dell’Impronta. Perché, al di là dell’estetica, ciò che conta è la funzione spirituale che ha assunto. Non è arte da museo, ma arte incarnata nel popolo. Ogni bambino che indossa una maglia con l’Impronta sente di portare addosso un pezzo di Diego. Ogni anziano che la guarda al largo ritrova un sorriso perduto. Ogni tifoso che entra nello stadio la percepisce come protezione. In questo senso, l’Impronta è diventata una preghiera visiva collettiva. Un’icona contemporanea che unisce fede e identità. Oltre Napoli Eppure, il viaggio non si ferma ai confini della città. Mostre, documentari, interviste e video musicali ne hanno diffuso il simbolo nel mondo. Su YouTube, i filmati ufficiali del progetto, AD10S Diego, Largo Maradona, La Sala delle Meraviglie, sono stati visualizzati da milioni di persone. I media internazionali, da ESPN a Clarin, hanno raccontato l’evoluzione di questo segno nato nel dolore e approdato nella gloria. A Buenos Aires, nel quartiere di La Boca, alcuni artisti di strada hanno ridipinto l’Impronta su un muro accanto al celebre ritratto di Diego con la Coppa del Mondo. Accanto hanno scritto una frase: “El arte también juega con la pelota del alma.” (Anche l’arte gioca con il pallone dell’anima.) E in quella frase c’è tutto il senso di questo viaggio. L’arte come redenzione Giuseppe Klain, da artista e designer, non ha solo raccontato Maradona: ha costruito una nuova teologia del mito napoletano. Ha dimostrato che l’arte può guarire le ferite di un popolo, trasformando la perdita in speranza, la nostalgia in presenza. Come un architetto del sacro laico, ha edificato spazi dove l’amore per un uomo diventa forza comunitaria. E così, attraverso il suo gesto, Napoli ha ritrovato una forma di redenzione. Non quella religiosa, ma quella estetica e affettiva: la bellezza come salvezza.   EPILOGO L’Impronta nel tempo Oggi, l’Impronta di Diego continua a evolversi. È apparsa in mostre, installazioni e progetti digitali. Sta per diventare parte di un documentario che racconterà i luoghi del mito: Buenos Aires, Barcellona, Napoli, Cuba, Dubai. Klain sta lavorando a un volume fotografico che unirà scatti, pittura e testimonianze, per restituire alla storia il percorso completo dell’opera. Ma il senso profondo resta uno: l’Impronta come ponte tra visibile e invisibile, tra arte e fede, tra memoria e futuro. Napoli l’ha fatta sua, e con essa ha riscritto il modo di ricordare. Perché, come diceva Diego, “la pelota no se mancha”, la palla non si sporca mai. E ora, grazie all’Impronta, nemmeno la sua anima. POSTFAZIONE – L’artista e la sua missione Giuseppe Klain è un artista napoletano, fondatore del progetto GK10, che unisce arte, design, fotografia e architettura. La sua ricerca parte da un principio semplice: l’arte come energia in movimento. Per lui, la tela è solo un punto di partenza; il vero obiettivo è la trasformazione emotiva che avviene nello spettatore. Con L’Impronta di Diego, Klain ha dato forma a uno dei più potenti simboli visivi del XXI secolo. Un’opera che ha saputo attraversare linguaggi, media, contesti e nazioni, fino a diventare parte dell’identità culturale di Napoli. Non è un monumento, ma un organismo vivente. Un segno che respira con la città e cresce con la sua gente. Klain continua a lavorare tra Napoli e il mondo, esplorando nuove forme di “impronta emotiva” attraverso videoarte, installazioni e progetti sociali. Ma il suo cuore resta lì, sotto quel murales, tra le voci dei Quartieri Spagnoli e il vento che soffia dallo stadio. Perché ogni volta che qualcuno si ferma davanti a quell’Impronta, ogni volta che un bambino la guarda e sorride, Diego rivive ancora.

MARADONA GAME

Diego Armando Maradona La storia della maglia ufficiale della SSCN Società Sportiva Calcio Napoli la Maradona Game realizzata dall'artista Giuseppe Klain, #GK10, per commem,orare il primo anno dalla scomparsa del grande campione Diego Maradona, il pulman dedicato a Diego e molto altro. #GK10

MARADONA GAME

Stadio Diego Armando Maradona

novembre 2021

El Nápoles rinde homenaje a Diego Armando Maradona: durante todo el mes de noviembre, un año después de la muerte del Pibe de Oro, el equipo jugará con una camiseta especial. Firmada por EA7, la camiseta Maradona Game (así se llama la camiseta creada especialmente) se caracteriza por un gráfico con el rostro estilizado de Diego superpuesto a la huella dactilar, que "representa también el deseo de la compañía de transmitir a las nuevas generaciones el legado de la leyenda argentina a la ciudad de Nápoles".

El Nápoles también ha realizado el Maradona Game en azul y blanco: las camisetas se utilizarán después del parón liguero contra el Verona, el Inter y la Lazio: el rostro del capitán de los dos scudetti está estilizado dentro de una huella dactilar para resaltar el legado del argentino en la ciudad, especialmente hacia las generaciones más jóvenes.

"Mi cuadro representa la imagen estilizada de Maradona, que se fusiona con la gran huella de felicidad y amor que dejó en los corazones de todos los aficionados. Diego siempre con nosotros", explica el artista napolitano Giuseppe Klain, autor del cuadro del que está extraída la imagen estilizada de la nueva camiseta del Napoli.

Stadio Maradona
MASTERPLAN

CONCEPT

Stadio Maradona
Sala Autorità

RESTYLING

MARADONA STADIUM SALA AUTORITA' _ GK_PROJECT
MARADONA STADIUM SALA AUTORITA' _ GK_PROJECT

Stadio Maradona
Sala Autorità

2021

Maradona Game

Diego Armando Maradona La historia de la camiseta oficial de la SSCN Società Sportiva Calcio Napoli, el Juego Maradona creado por el artista Giuseppe Klain, #GK10, para conmemorar el primer año de la muerte del gran campeón Diego Maradona, el autobús dedicado a Diego y mucho más. #GK10

Stadio Maradona
Sala Posillipo

IDIR LOUNGE

height

Stadio Maradona
Sala Posillipo

Coca-Cola Lounge

Stadio Maradona
Sala Posillipo

HEINEKEN Lounge

Stadio Maradona
Sala Posillipo

UNION Lounge

SSCN

Official Store

Centro Campania

SSCN

Official Store

Stadio Maradona

SSCN STORE

SALA AUTORITA'

SSCN OFFICE

SSCN PULLMAN
Maradona Bus

Diego Armando Maradona La storia della maglia ufficiale della SSCN Società Sportiva Calcio Napoli la Maradona Game realizzata dall'artista Giuseppe Klain, #GK10, per commem,orare il primo anno dalla scomparsa del grande campione Diego Maradona, il pulman dedicato a Diego e molto altro. #GK10

SSCN Gagliardetti

2022 / 2023

SALA MARADONA

SALA SSC NAPOLI

25.11.2020

AD10S
MARADONA STADIUM

RASSEGNA AD10S DIEGO

Il ricordo di Maradona allo stadio San Paolo

 

Dopo la notizia della morte di Diego Armando Maradona, molte persone a Napoli (ma anche a Buenos Aires) si sono riunite in strada e soprattutto fuori dallo stadio San Paolo per ricordarlo.

Napoli fu la città in cui Maradona trascorse i migliori anni della sua carriera: in sette anni portò l’unica squadra della città alle prime importanti vittorie della sua storia.

Centinaia di persone si sono raccolte intorno allo stadio indossando la sua maglia numero 10, portando candele e fotografie. In onore di Maradona le luci dello stadio sono rimaste accese tutta la notte e il comune della città ha fatto sapere di voler intitolare lo stadio all’ex calciatore.

‪Diego Armando Maradona per Napoli è più di un simbolo. Tifosi di tutte le età piangono la sua scomparsa ricordandone le straordinarie qualità umane e sportive. "Maradona era come noi, era semplice".

AD10S DIEGO

Stadio Maradona

25 novembre 2021

25.11.2021 STADIO MARADONA

STADIO MARADONA

UN AÑO DESDE LA DESAPARICIÓN DE DIEGO

DIEGO SIEMPRE CON NOSOTROS

AD10S DIEGO
Stadio Maradona
25 novembre 2022

MARADONA GK10

AD10S DIEGO

Piazza Plebiscito Napoli

Concerto di Gigi D'Alessio

Donazione quadro di Diego

a sua mogle Claudia Villafane

Concerto per pianoforte

LARGO MARADONA
QUARTIERI SPAGNOLI

LARGO MARADONA QUARTIERI SPAGNOLI NAPOLI

MURALES DI DIEGO ARMANDO MARADONA

LARGO MARADONA

NAPOLI _ QUARTIERI SPAGNOLI

4 FEBBRAIO 2021 _ SAN VALENTINO

MURALES DI "EL PIBE DE ORO", "MARADONA ED IL CHE" E "LA MANO DE DIOS"

DOMENICA DELLE PALME

MURALES "MARADONA GAME"

SABATO SANTO

MATTINATA DI BENEFICENZA BENEFICENZA 400 BUSTE DI ALIMENTI, DOLCI, SPUMANTE, CAFFE, PASTA, FARINA ED ALTRO, PPIU DI MILLE PASTI, PER UNA BUONA PASQUA NEL SEGNO DI DIEGO.

 

TERZO SCUDETTO
Napoli in festa

4 maggio 2023

Goal al portiere

LA FESTA

​4 maggio 2023 Napoli campione d’Italia 

La capolista se ne va. 

Largo Maradona Quartieri Spagnoli 

GK _ project

LA REPUBBLICA VIDEO


E' STATA LA MANO DI DIEGO

El tercer título de los napolitanos es el símbolo de una ciudad que ha cambiado de rumbo en los últimos años. El turismo, que ha invadido restaurantes y callejones, ha transformado la fisonomía de sus barrios, empezando por los españoles, donde antes no se recomendaba subir, hoy es imprescindible visitar Largo Maradona, presidido por el gran mural del Pibe de Oro.

La "iglesia secular" de la ciudad recibe cada semana a miles de "peregrinos" que rinden homenaje a Maradona, considerado un santo en todos los sentidos. Los más fieles a su culto están convencidos de que su mano estaba detrás del Scudetto. Los más pragmáticos, sin embargo, reconocen que su atractivo en términos de marketing y negocios ha apaciguado la violencia en los barrios, favoreciendo bares y hostales.

Así, la semana que llevó al Nápoles al Scudetto se convierte en una oportunidad para comprender las raíces del "nuevo" amor por Maradona y el orgullo napolitano actual, fundado, a su vez, en un sentimiento que no siempre es compasivo con el resto del país y en la convicción de vivir en un lugar "diferente" a los demás. La redención, para una ciudad que ha pasado por momentos oscuros y para un equipo que terminó en la Serie C, finalmente encuentra alimento también en los ídolos modernos Victor Osimhen y Khvicha Kvaratskhelia, símbolos deportivos que se convierten en motivo de integración social para las comunidades africana y georgiana. Para guiarnos en este largo viaje hacia el cambio napolitano, nos acompañan algunos documentales napolitanos como Maurisa Laurito, el expresidente Corrado Ferlaino, el artista Giuseppe Klain, el comentarista Raffaele Auriemma y el cantante Raiz. Con ellos, muchos habitantes del corazón de Nápoles, desde el joven rapero hasta el fotoperiodista y el histórico líder de los ultras.
Una historia colectiva que nos recuerda el pasado de Nápoles para comprender mejor su presente y su futuro.


Por Andrea Lattanzi, Edoardo Bianchi, Gianvito Rutigliano

QUARTO SCUDETTO
N4POLI
23 maggio 2025

Vittoria della partita di calcio

N4POLI

23 maggio 2025 

Napoli campione d’Italia

Largo Maradona Quartieri Spagnoli 

GK _ Project

AD10S

LARFGO MARADONA
QUARTIERI SPAGNOLI
MOSTRA GK10

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MOSTRA STREET ART _ GIUSEPPE KLAIN

Largo Maradona _ Quartieri Spagnoli

 

AD10S DIEGO _ ART EXPERIENCE GIUSEPPE KLAIN QUARTIERI SPAGNOLI _ NAPOLI AD10S: L'anima di un campione, l'essenza di un uomo AD10S svela l'uomo dietro il mito, il simbolo di riscatto che ha saputo unire un intero popolo con la sua genialità e la sua umanità, con le sue luci e le sue ombre. Un percorso emozionale tra calcio, musica, cultura e l'eredità immortale di un'icona che continua a ispirare. Questa mostra nei Quartieri Spagnoli ci accompagna in un intimo percorso alla scoperta di Diego Armando Maradona, svelando l'uomo dietro la leggenda. Dalle sue radici umili all'apice della sua carriera, AD10S celebra il riscatto di chi, con volontà e genio, ha saputo conquistare il mondo. Diego non è stato semplicemente un calciatore; ha incarnato la speranza, la musica, la cultura, la solidarietà, l'amore. Una luce guida per intere generazioni, un'icona la cui eredità trascende il tempo e lo spazio. AD10S non teme di mostrare le due facce della medaglia, perché è proprio questa sua umanità complessa e autentica a renderlo un mito intramontabile che diventa un viaggio nel cuore di Diego Armando Maradona. Un percorso che svela l'uomo dietro la leggenda, il ragazzo di umili origini che, con la forza della sua volontà e un talento purissimo, ha conquistato il mondo. Diego non è stato solo un calciatore straordinario; è stato il simbolo del riscatto, l'incarnazione della speranza per chi proviene dal basso. I suoi dribbling ubriacanti, i gol impossibili, le vittorie epiche sono solo una parte della sua storia. La mostra esplora le molteplici sfaccettature di Maradona: la sua passione per la musica, il suo impatto sulla cultura popolare, il suo spirito generoso che si è tradotto in gesti concreti di solidarietà e beneficenza. Diego è stato un faro per intere generazioni, e la sua eredità continua a illuminare il cammino di tanti giovani, trascendendo i confini del tempo e dello spazio. Non possiamo immaginare un talento calcistico più sublime, ma la grandezza di Diego risiede anche nella sua umanità, nelle sue fragilità. Come ogni medaglia ha due facce, Maradona le ha rappresentate entrambe, con la stessa intensità. Proprio questa sua autenticità, questo suo essere pienamente uomo, con le sue luci e le sue ombre, lo ha reso un mito immortale. AD10S è un'esperienza che va oltre il calcio, un omaggio all'anima indomita di un uomo che ha saputo emozionare, dividere, ma soprattutto lasciare un segno indelebile nella storia. ​LARGO MARADONA ambisce a essere un luogo di incontro e di crescita, un'occasione per i giovani di vivere momenti di pura magia e di re_evoluzione totale.

COPA MARADONA

ARGENTINA - ITALIA

Finalissima 2022 Wembley

Diego Armando Maradona La storia della maglia ufficiale della SSCN Società Sportiva Calcio Napoli la Maradona Game realizzata

DIRETTA TV RAI INTERNATIONAL
Largo Maradona _ Quartieri Spagnoli

 

#ADI10S
C5N _ LARGO MARADONA

LARGO MARADONA QUARTIERI SPAGNOLI NAPOLI

LARGO MARADONA

QUARTIRI SPAGNOLI

C5N _INTERVISTA

DIEGO SEMPRE CON NOI

Pamela Francescato _ C5N TV Argentina 

#ADI10S
TV ARGENTINA

LARGO MARADONA QUARTIERI SPAGNOLI NAPOLI

LARGO MARADONA

QUARTIRI SPAGNOLI

TV ARGENTINA

DIEGO SEMPRE CON NOI

A 7 meses del fallecimiento de #DiegoMaradona, le rendimos un pequeño homenaje visitando el famoso #QuartieriSpagnoli, el famoso museo callejero que se encuentra en Napoli y hablamos con los hinchas del club partenopeo acerca de la devoción por el ex futbolista argentino en la ciudad italiana.

CANAL TV FOOTBALL BS

 

Maradona:
sueño bendito

Amazon prime

Diego Armando Maradona La storia della maglia ufficiale della SSCN Società Sportiva Calcio Napoli la Maradona Game realizzata

Dietro le quinte di “Maradona: sueño bendito” il set diventa arte

A Napoli gli attori protagonisti della fiction sul Pibe si sono improvvisati pittori per una notte

NAPOLI - Dietro le quinte di “Maradona: sueño bendito” e il set diventa arte. A Napoli un gruppo di attori protagonisti della fiction internazionale sulla vita del campione argentino, si sono improvvisati pittori per una notte (video) prendendo parte ad una performance in diretta che li ha visti realizzare, con l’artista partenopeo Giuseppe Klain, una “triplete” di quadri su El Pibe de oro.

La fiction internazionale, che nel 2020 sarà distribuita dal colosso Amazon, si sta girando in questi giorni anche nel capoluogo campano (dopo le tappe in Argentina, Messico e Spagna).

 

Gli interpreti Peter Lanzani, Leo Sbaraglia, Monica Ayos, Diego Olivera, Natalia Dal Molin, Gwen Joyaux, Jorge Palacios e Raquel Gonzales hanno partecipato ad una serata in onore di Enrico Petrucci allo Studio Klain.

Nel corso dell’evento e al ritmo del concerto jazz della batterista Laura Klain sono stati creati dal vivo i dipinti MARADONA el pibe de oro d, MARADONA #10 in collaborazione con Lanzani e MARADONA la mano de Dios.

In 10 puntate di 46 minuti, il film racconterà fin dalle origini il mito del calcio. Sono Nazareno Casero, Juan Palomino e Nicolas Goldschmidt gli attori scelti per interpretare Maradona nelle fasi salienti della sua vita calcistica e personale Le riprese partenopee – dopo alcuni set alla Posta centrale di Piazza Matteotti - dureranno 40 giorni.

In primo piano i luoghi vissuti da Maradona, quando faceva vincere al Napoli i suoi primi due scudetti, tra le location la sua villa a Posillipo, il lungomare, lo stadio e i tanti locali notturni frequentati dal più discusso calciatore del mondo.

DRIES MERTENS

AD10S DIEGO

Diego Armando Maradona La storia della maglia ufficiale della SSCN Società Sportiva Calcio Napoli la Maradona Game realizzatg

IN ARTE VESUVIO 

INTERVISTA

NAPOLI 21 ottobre 2022

MARADONA GK10

#AD10S
WINEHOUSE
35 anni del 1° scudetto

Diego Armando Maradona La storia della maglia ufficiale della SSCN Società Sportiva Calcio Napoli la Maradona Game realizzata dall'artista Giuseppe Klain, #GK10, per commem,orare il primo anno dalla scomparsa del grande campione Diego Maradona, il pulman dedicato a Diego e molto altro. #GK10

El 10 de mayo, hace 35 años, Diego Armando Maradona ayudó al Napoli a ganar su primer campeonato. Para celebrar esta fecha y, en particular, al campeón argentino, amado en todo el mundo y venerado en Nápoles, Winehouse organizó, el martes 10 de mayo, una velada especial con la exposición exclusiva de las pinturas de «La Mano de Dios», realizadas por Giuseppe Klain. El artista napolitano es también el autor de la pintura de la que se extrajo la icónica imagen del campeón argentino para los «Juegos Maradona»: las famosas camisetas de serie limitada, que lucieron los jugadores del Calcio Napoli en cuatro ediciones este año. «Mi pintura —explica Giuseppe Klain— representa la imagen estilizada de Maradona, que se fusiona con la gran huella de felicidad y amor que dejó en los corazones de todos los aficionados. Diego siempre con nosotros».

Para completar esta velada, que promete ser realmente única, la música “en vivo” del Cuarteto Laura Klain y 𝑀𝑢𝑠𝑖𝑐ℎ𝑒 para 𝑀𝑎𝑟𝑎𝑑𝑜𝑛𝑎 y un menú especial, basado en los platos favoritos de Diego.

 

#AD10S
ISTITUTO DI CULTURA MERIDIONALE

Diego Armando Maradona La storia della maglia ufficiale della SSCN Società Sportiva Calcio Napoli la Maradona Game realizzata dall'artista Giuseppe Klain, #GK10, per commem,orare il primo anno dalla scomparsa del grande campione Diego Maradona, il pulman dedicato a Diego e molto altro. #GK10

ISTITUTO DI CULTURA MERIDIONALE

 

Gracias al Abogado Gennaro Famiglietti, Presidente del Instituto Sur de Cultura, por la espléndida bienvenida, un inmenso honor donar el cuadro con la imagen del Pibe de oro a su hijo Diego Maradona Jr, un honor haber participado en este evento con nuestro legendario Presidente Corrado Ferlaino, con el periodista Maurizio de Giovanni, el juez y querido amigo Nicola Graziano y todos los invitados presentes en este espléndido homenaje a nuestro gran Campeón, organizado por el Abogado Angelo Pisani.

Diego siempre con nosotros

 

MARADONA ART GALLERY
VIA DELLA SAPIENZA 6
CENTRO STORICO
NAPOLI

Diego Armando Maradona La storia della maglia ufficiale della SSCN Società Sportiva Calcio Napoli la Maradona Game realizzata

MARADONA ART GALLERY

VIA DELLA SAPIENZA 6

NAPOLI

 

#AD10S
PERSEPOLIS
PIAZZA DEI MARTIRI
NAPOLI

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#ADI10S

PERSEPOLIS

PIAZZA DEI MARTIRI

NICOLA GRAZIANO

ANGELO PISANI

 

#AD10S
CARMEN RUSSO

Diego Armando Maradona La storia della maglia ufficiale della SSCN Società Sportiva Calcio Napoli la Maradona Game realizzata dall'artista Giuseppe Klain, #GK10, per commem,orare il primo anno dalla scomparsa del grande campione Diego Maradona, il pulman dedicato a Diego e molto altro. #GK10

ROMA _ CARMEN RUSSO

Ringrazio Carmen Russo ed Enzo Paolo Turchi per la splendida ospitalità, è una grande emozione condividere la mia arte di Diego con due Campioni dello Spettacolo della professionalità e della simpatia.

♥️

L'arte vince sempre

#AD10S_DIEGO

@carmenrussoreal

@enzopaoloturchi

 

MURALES CIRO VIVE

DIEGO SEMRE CON NOI 

10° CIRO DAY SABATO

23 NOVEMBRE 2024

 

SCAMPIA NAPOLI

MARADONA GK10

IMPRINTING
LA STORIA

IMPRINTING ANNA MAGNANI

CUBA DEFIENDE LAS MUJERES

CENESEX

Mariela Castro Espin

Proyecto de Giuseppe Klain

10 diciembre 2015

La Habana _ Cuba

 

IMPRINTING ANNA MAGNANI
MEMORIA OLVIDADA PAN PALAZZO ARTE NAPOLI

MEMORIA OLVIDADA
di Giuseppe Klain
mostra a cura di Pino Narducci e Désirèe Klain

PAN Palazzo delle Arti di Napoli

20 _ 24 Settembre 2017

 

MEMORIA OLVIDADA PAN PALAZZO ARTE NAPOLI

 2026 © Giuseppe Klain   _   giuseppeklain@gmail.com

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